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Il rischio Amianto
  

 
Fibrocemento - Eternit
 

Valutazione del rischio
La pericolosità dei prodotti in cemento-amianto o fibrocemento (lastre ondulate, cassoni, canne fumarie), comunemente chiamati con il nome commerciale Eternit, è dovuta alla possibile liberazione di fibre di amianto che normalmente sono legate alla malta cementizia. I manufatti ottenuti con questa mescola hanno una notevole resistenza alla corrosione, alla temperatura e all'usura, insieme a una notevole leggerezza. Per tali caratteristiche il cemento-amianto veniva largamente utilizzato dagli anni cinquanta agli ottanta nella costruzione edilizia.

L'impiego dell'amianto è stato bandito per legge in Italia dal 1992. Infatti, esposizioni anche bassissime a polveri di amianto possono provocare l'asbestosi, alla quale potrebbe associarsi un particolare tumore: il mesotelioma pleurico. Gli amianti più cancerogeni sono gli anfiboli, e fra essi il più temibile è la crocidolite. Una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano. Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell'aria non sia pericolosa: teoricamente l'inalazione anche di una sola fibra può causare il mesotelioma, tuttavia un'esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta esponenzialmente le probabilità di contrarlo.
Per evitare inutili allarmismi, si precisa che i maggiori pericoli di esposizione avvengono nella manipolazione dei manufatti dove per rotture, abrasioni e urti viene meno la funzione del legante. Le coperture in cemento-amianto o altri manufatti in buone condizioni possono rimanere al loro posto e, solo nel caso di manutenzioni o rimozioni, necessitano attenzioni particolari per la tutela dell’ambiente e dei lavoratori.

L'effettivo rischio associato alla presenza di amianto dipende dalla probabilità che questo rilasci fibre nell’ambiente (natura del materiale e stato di conservazione) e dalla probabilità che le fibre aerodisperse vengano inalate.

Gli strumenti fondamentali per la valutazione del rischio sono:;
• Ispezione visiva: valutazione, secondo le indicazioni contenute nella Deliberazione della Regione Toscana n.102 del 8 Aprile 1997, dello stato di conservazione dei materiali contenenti amianto, al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre;
• Prova a strappo: valutazione del degrado superficiale effettuata come indicato nella norma UNI 10608:1997 e conseguentemente della possibilità di rilascio di fibre nell’ambiente;
• Monitoraggio ambientale: determinazione della concentrazione di fibre di amianto aerodisperse.

Alla fine del processo di valutazione, abbastanza complesso e articolato, si arriva a stabilire quali misure d’intervento devono essere adottate. Nel caso di materiali integri in buono stato di conservazione, occorre effettuare un controllo periodico dei materiali e mettere in atto una strategia per mantenere nel tempo le buone condizioni dei materiali, cioè un programma di controllo e manutenzione. Se invece, in seguito alla valutazione dei suddetti fattori di rischio, il materiale dovesse risultare in cattivo stato di conservazione, sarà necessario realizzare un intervento di bonifica.


Bonifica
Con il termine “bonifica”, non si deve intendere necessariamente la rimozione dei materiali, ma possono essere considerati ugualmente efficaci anche interventi di tipo conservativo, come l’incapsulamento o il confinamento dove il materiale contenente amianto rimane comunque sul posto, avendo però eliminato gli elementi che contribuiscono al suo degrado nel tempo.

Le possibili tecniche di intervento sono:
• Confinamento/Sovracopertura: prevede l’installazione di una barriera a tenuta, che separi i materiali contenenti amianto; può essere applicato quando il materiale è in ottimo stato e la struttura portante può sopportare una nuova copertura.
• Incapsulamento: si traduce nel trattamento dei materiali contenenti amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che tendono a legare ed inglobare le fibre di amianto; può essere usato quando il materiale non presenta parti del tutto deteriorate.
• Rimozione: consistente nell’eliminazione e smaltimento dei materiali contenenti amianto; questa soluzione è resa necessaria per i manufatti in pessimo stato di conservazione.

L’intervento di bonifica più adeguato dovrà essere scelto solo in seguito ad una attenta valutazione del rischio e in relazione al miglior rapporto costi/benefici nel caso specifico. Sebbene l'incapsulamento e il confinamento abbiano costi inferiori rispetto alla rimozione, c'è da considerare alcuni aspetti negativi:
• Necessità di un programma di controllo e manutenzione.
• Una successiva rimozione avrà costi maggiori.
• Può essere necessario ripetere l’intervento nel tempo.
• Nel caso di coperture, rischio di sovraccarico del tetto.



 
Monitoraggio ambientale e Stato di Conservazione
 

Quantificazione delle fibre di Amianto aerodisperse
• Monitoraggio ambientale: determinazione della concentrazione di fibre di amianto aerodisperse.

Indicato per luoghi di lavoro o abitazioni dove sono presenti elementi in Eternit (coperture, canne fumarie, cassoni, ecc.) od altri componenti architettonici a rischio amianto (es. pannelli isolanti, tubazioni, condotte termiche, ecc.).


Ispezione visiva e prova a strappo
• Ispezione visiva - valutazione, secondo le indicazioni contenute nella Deliberazione della Regione Toscana n.102 del 8 Aprile 1997, dello stato di conservazione dei materiali contenenti amianto, al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre;
• Prova a strappo - valutazione del degrado superficiale effettuata come indicato nella norma UNI 10608:1997 e conseguentemente della possibilità di rilascio di fibre nell’ambiente.

I parametri rilevati sono:
  • determinazione dei componenti del materiale con l'individuare della tipologia di fibre di amianto (crisotilo, crocidolite, amosite, antofillite, actinolite o tremolite);
  • vetustà;
  • friabilità del materiale;
  • condizioni di conservazione (evidenza di crepe, rotture, sfaldamenti);
  • integrità (corrosione con affioramento delle fibre di amianto);
  • sviluppo di muffe e/o licheni sulla superficie;
  • accumulo di materiale pulverulento nella gronda o in corrispondenza dei discendenti;
  • presenza di materiale pulverulento aggregato nei punti di gocciolamento;
  • vicinanza di edifici abitati;
  • valutazione di trattamenti protettivi della superficie (verniciatura, incapsulamento, ecc.).

    Accreditamento dal Ministero della Sanità
    I laboratori abilitati alla valutazione del rischio amianto, alla determinazione di fibre di amianto aerodisperse e della quantità di amianto in campioni di Eternit, devono possedere una Autorizzazione del Ministero della Sanità.

    Il laboratorio di analisi C.B.A. Chimica Biologia Ambiente è accreditato dal Ministero della Salute secondo il D.M. 07/07/97.

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       Amianto
       

    

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